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martedì 22 ottobre 2013

LA GUERRA CHIMICA DELLA MONSANTO ED OBAMA CONTRO LA NATURA

Nel decidere un’aggressione militare in Siria, gli alleati imperialisti si giustificano presumendo l’ uso di armi chimiche da parte del governo di Assad. Il Sudamerica è più di un decennio che sopporta attacchi di guerra chimica contro il suo territorio da parte di Monsanto e i suoi soci. Prima con Bush junior poi con Obama, con la complicità totale del governo USA.
Nel 2010 Obama diede una virata alla politica di sviluppo agrario negli USA orientando il settore verso il mercato estero. In quell’anno la nomina di Islam Siddiqui, uomo di Monsanto, come capo per le negoziazioni agricole al Ministero dell’Agricoltura fu il fatto chiave che delineò questo cambiamento. Sotto la falsa promessa di migliorare la produzione di alimenti ed imponendo all’estero l’eccesso di produzione agricola statunitense, gli “aiuti alimentari”, attraverso il dumping/1, fece passare per “sicurezza alimentare” quella che in realtà era un’ imposizione degli organismi geneticamente modificati (OGM) e dei suoi pesticidi.

In realtà il cambio di strategia di Obama consisteva nella sostituzione della borsa del grano, riso e mais, esportati a prezzo di dumping contro gli agricoltori dei paesi che caddero dentro il suo “storto” Trattato di Libero Commercio, con la borsa dei pesticidi fertilizzanti e semi geneticamente modificati. Una vera aggressione a livello mondiale contro il pianeta e la sua popolazione./2
Gli Stati Uniti non forniscono né promuovono nessuna classe di “sicurezza alimentare”. La maggior parte degli alimenti del mondo non sono prodotti dall’agro-industria. Un miliardo e mezzo di piccoli agricoltori producono in piccola scala più del 70% degli alimenti del pianeta. Originano gran parte di quello che consumano con limitata eccedenza, la quale viene generalmente commercializzata o scambiata in piccoli mercati. 
Questa è la realtà nelle grandi regioni dell’India e della Cina abitate da più di 2/3 della popolazione mondiale, regioni dove lo sterco animale è uno degli introiti più importanti. 
Il problema della fame non è dovuto al basso rendimento dell’agricoltura familiare. Il mondo ha 7miliardi di abitanti e produce alimenti sufficienti per 9 miliardi. Tuttavia attualmente nel mondo soffrono la fame oltre 1miliardo di persone (oltre 50milioni solo negli USA). Allo stesso tempo ci sono oltre 1miliardo di persone sovrappeso, molte delle quali sono obese e soffrono di malattie derivanti da una cattiva alimentazione di origine “industriale” che può essere tanto mortale quanto la fame nel mondo. 
La fame e l’obesità non sono il risultato del basso rendimento agricolo, derivano dall’eccessiva produzione di alimenti tossici, dall’enorme eccesso di alimenti commercializzati e industrializzati, dalla carenza di alimenti organici salutari nei paesi dominati dall’agro-industria, dall’ingiustizia che disciplina la proprietà dei terreni agricoli e dalla diseguaglianza con la quale il capitalismo distribuisce gli alimenti.
Con la falsa politica di “sicurezza alimentare” si completava il programma della strategia mondiale statunitense del governo Obama. Questa politica agricola è complementare alla “guerra al terrorismo” che ha esteso l’intervento militare statunitense , in prima persona o in forma anonima, a quasi un centinaio di paesi, alla “guerra contro la droga” che ha fornito alla DEA il dominio del traffico internazionale di sostanze tossiche e la manipolazione dell’economia attraverso gli uomini di Wall Street che provocarono la grande crisi economico-sociale –mondiale iniziata nel 2007-2008 , e ancora attuale, con la quale sottomisero l’economia globale alla capitale finanziaria mondiale. Alla “guerra al terrorismo” e alla “guerra contro la droga” si aggiunse la “guerra chimica contro la natura”.
Caduta transitoria dell’offensiva transgenica in Europa
La falsa “sicurezza alimentare” dei transgenici e agro-tossici sta passando da diversi mesi delle serie difficoltà in Europa. Nel giugno di quest’anno Monsanto ha annunciato in Germania che non stava promuovendo la coltivazione né cercava nuovi consensi per piante modificate geneticamente nell’area del continente europeo, queste dichiarazioni sono state fatte perché l’opposizione ai suoi semi biotecnologici in molti paesi è ancora alta. Il portavoce di Monsanto in Germania, Ursula Luttmer –Ouazane /3 ha dichiarato alla stampa “Siamo giunti alla conclusione che attualmente questo non ha un ampio consenso”.
L’annuncio di giugno preparava una decisione importante per la salute europea. La multinazionale di “biotecnologia”- e altri agro tossici – ha annunciato il 17 luglio scorso di ritirare tutte le domande di permesso depositate alla Commissione Europea per coltivare mais, soia e barbabietola da zucchero geneticamente modificate. Pretende però di rinnovare l’autorizzazione per coltivare mais di tipo MON810, quando vari stati membri come Francia, Germania e Italia, lo hanno proibito in ambito nazionale, attraverso iniziative popolari. Monsanto ha avvertito che non ha intenzione di abbandonare la commercializzazione di sementi tradizionali. Quest’ultimo con l’Ucraina come principale obiettivo.
Nel 2012, il gruppo chimico tedesco BASF ha rinunciato ai suoi intenti transgenici nel continente, decentrando la sua centrale di biotecnologia vegetale negli USA, accettando il fatto che in Europa l’ingegneria genetica è fortemente contestata.
Nel settembre 2012, facendo per la prima volta una ricerca, all’oscuro dell’industria degli OGM, il Dott. Gilles-Eric Seralini dell’Università di Caen e la sua equipe, dimostrarono come i topi alimentati con una dieta contenente NK603 (una varietà di semi di mais modificati geneticamente per tollerare la dose di erbicida Roundup) o con acqua contaminata con questo prodotto chimico, permesso negli USA, morivano molto prima di quelli alimentati senza questo elemento. Inoltre, le femmine alimentate attraverso una dieta geneticamente modificata svilupparono tumori alle mammelle e i maschi seri danni al fegato e reni. Lo studio, pubblicato nella rivista “Food and Chemical Toxicology”, si è svolto in assoluta clandestinità, visto che le multinazionali proprietarie dei semi alterati geneticamente dominano una lobby con i tentacoli che arrivano nelle Università, nei centri di ricerca, nei ministeri dell’agricoltura e nelle istituzioni governative che concedono le autorizzazioni statali, e continentali nel caso dell’Unione Europea, per le “controproducenti innovazioni” della biotecnologia. Le constatazioni di Seralini provocarono un forte impatto nell’opinione pubblica europea. Malgrado l‘immediata e costosa offensiva della lobby di Monsanto, BASF, Du Pont, Syngenta, Bayer, etc., attraverso la pubblicità nei media per provare a screditare lo studio, la disapprovazione dei transgenici fu intensa.
Il portavoce di Monsanto, Thomas Helscher, affermò che la compagnia vuole che sia chiaro che cercherà una penetrazione di mercato dei suoi prodotti biotecnologici nelle aree che concedono un ampio appoggio. “Andiamo a vendere i semi geneticamente modificati solo dove godiamo di un ampio appoggio da parte degli agricoltori, di un ampio appoggio politico e di un sistema normativo funzionante”. Helscher ha dichiarato a Reuters /4. “Fino a dove siamo certi, oggi in Europa questo si applica solo in pochi paesi, principalmente in Spagna e Portogallo” . Il 30 luglio scorso Greenpeace informava che la superficie attualmente coltivata in Spagna con transgenici è approssimativamente di 140 mila ettari – secondo il Ministerio de Agricultura Alimentacion y Medio Ambiente-, ipotizzando un aumento del 20% rispetto alla superficie destinata nel 2012. Considerato che sia il precedente governo socialdemocratico, sia l’attuale governo di Rajoy, vanno contromano rispetto alle decisioni europee, non è difficile dedurre che la lobby transgenica ha “lubrificato” gli ingranaggi dell’approvazione dei suoi prodotti, in un governo probabilmente corrotto del Partito Popolare.
Financial Times ecologista?
La principale testata finanziaria europea, l’inglese Financial Times, pubblicò il 21 luglio che l’Europa ha ragione a proteggersi in relazione alle piantagioni transgeniche. In un testo titolato “I semi del dubbio” la testata nella sua versione on line ricorda che, anche se raro in Europa, le coltivazioni transgeniche rappresentano circa il 90% di tutto il mais, cotone e soia piantati in USA, dove dimostrarono che i vantaggi produttivi della tecnologia sono transitori. E aggiunge “gli insetti stanno scoprendo nuove maniere per sconfiggere le difese artificiali delle piantagioni transgeniche. Le colture transgeniche si sono ampliate allo stesso modo degli erbicidi per i quali erano programmate a resistere, questo ha portato alla crescita di piante infestanti altrettanto resistenti. Ciò ha costretto molti agricoltori a ritornare ai metodi antichi per controllare l’erba che loro credevano di evitare quando comprarono i carissimi semi transgenici”.
Il Financial Times mette anche in discussione le promesse di Monsanto di controllare la resistenza delle nuove piante infestanti con nuovi semi transgenici. “Monsanto ha provato a sostenere che fosse improbabile che i suoi semi transgenici originali portassero allo sviluppo di erba resistente all’erbicida, fino a quando il nuovo “invasore” ha dimostrato il contrario. Gli scienziati stanno correndo il rischio di entrare in guerra contro la natura, per la quale gli agricoltori saranno costretti a pagare senza ricevere in cambio nessun beneficio a lungo termine”. Che è quello che sta già succedendo a Rio Grande do Sul, per esempio. FT (Financial Times) conclude il suo articolo dicendo che l’Europa, evitando le coltivazioni transgeniche, rinuncia al guadagno che gli USA godono dagli anni ’90. “Se questo servirà ad impedire danni ecologici permanenti alla produttività agricola, sarà un piccolo prezzo da pagare”. In verità le affermazioni del Financial Times non sono delle novità per gli ecologisti latino americani, i quali da oltre dieci anni ci avvertono con gli stessi argomenti.
Allarme
Senza ombra di dubbio le dichiarazioni dei vertici di Monsanto e gli articoli del Financial Times sono una conseguenza diretta dell’intensa attività ambientalista e, in particolar modo, della Marcia Mondiale del 25 maggio 2013 contro Monsanto in 41 paesi del mondo. I luoghi dove ci furono più manifestazioni sono gli USA e gli stati dell’Europa. In totale ci sono state oltre 400 marce in diverse città di tutto il continente. Questo tipo di risposta è la più reale contro la multinazionale degli OGM e agro-tossici, perché smuove l’opinione pubblica e mette pressione alla classe politica e alle èlite dei paesi. Però, mette in allerta l’attivista Gary Cameron, non dobbiamo fidarci delle dichiarazioni degli inventori, dell’ Agente Arancio/5 e degli altri molti veleni, portando come esempio che nel 1999 Monsanto fece un’ offerta pubblica alla compagnia del Mississipi Delta&Pine Land per l’acquisizione dei suoi brevetti su una nuova tecnica di OGM radicali, conosciuti ufficialmente come GURTS ( Tecnologia di riduzione di uso genetico) chiamata anche tecnologia Terminator.
Si trattava di una pianta che “si suicida”, dopo un solo raccolto, obbligando gli agricoltori a tornare ogni anno da Monsanto per comprare nuovi semi senza preoccuparsi del prezzo o della disponibilità. La cattiva immagine di Terminator ha minacciato di distruggere tutto il progetto del transgenico appena iniziato. Gordon Conway, presidente della Fondazione Rockefeller, promotrice finanziaria del transgenico, convinse il comitato dirigente di Monsanto a ritirarsi, per il momento, dalla negoziazione al fine di limitare i danni. Monsanto annunciò allora di non voler comprare la tecnologia Terminator. Le ONG anti OGM la considerarono una grande vittoria e non si seppe nulla per sette anni fino a quando, senza tanti proclami, Monsanto annunciò l’acquisizione dei brevetti Terminator. Con questa manovra di rinvio Monsanto ottenne la vittoria sulla lotta ecologista contro Terminator/6.
Lo stesso può succedere attualmente dopo l’annuncio di Monsanto di ritirare le richieste di permesso per i suoi OGM in Europa. Secondo alcuni investigatori, la multinazionale a partire da questo momento inserirà la sua offensiva transgenica all’interno delle negoziazioni in corso sul Trattato di Libero Commercio tra USA e UE/7. Per questo il presidente Obama designò Islam Siddiqui a capo dei negoziati agricoli del trattato in corso. Quando Obama lo nominò all’interno del suo staff del Ministero dell’Agricoltura nel 2010, 98 organizzazioni statunitensi rappresentanti degli agricoltori, pescatori e agricoltura sostenibile, dell’ambiente, dei consumatori, della lotta contro la fame e altri gruppi, espressero la loro opposizione inviando una lettera ai senatori del Congresso perché non approvassero la nomina di questo “uomo di Monsanto” perché “lui favorisce sistematicamente gli interessi agro-industriali”…”scavalcando gli interessi dei consumatori, dell’ambiente e la salute pubblica”.
Essi affermavano che la nomina di Siddiqui debilita gravemente la credibilità dell’amministrazione Obama nella promozione dei sistemi locali per alimenti più salutari e sostenibili e che la sua nomina altresì invia il pessimo segnale al resto del mondo che gli USA programmano di continuare il fallito cammino di un alto ingresso e alto consumo energetico nell’agro-industria attraverso la promozione di pesticidi tossici, biotecnologia di semi infami e accordi commerciali sleali con le nazioni che si oppongono a questa strategia.
Siddiqui, tra il 2001 e il 2008, si è presentato in Europa come lobbysta registrato con CropLife America, i cui membri sono Monsanto, Syngenta, DuPont e Dow, un’ associazione industriale di produttori di pesticidi e prodotti transgenici/8.
Immunità legale a Monsanto
La Monsanto è consapevole che i suoi prodotti sono nocivi ( infettano l‘equilibrio ambientale e le biodiversità, provocano il cancro e molte altre malattie) tant’è che si è avvalsa del senatore Roy Blunt, repubblicano dello Stato del Missouri –dove ha la sua sede Monsanto- e principale ricevente del finanziamento in campagna elettorale della multinazionale, per introdurre la Legge per le Spese in USA un testo che libera Monsanto dall’essere querelata per i danni causati dai suoi prodotti chimici. La Legge per la Protezione di Monsanto, così chiamata dagli oppositori, fu votata dal Congresso e successivamente firmata come legge dal Presidente Obama, nonostante le centinaia di migliaia di petizioni di protesta per non farlo. Così facendo Monsanto come altri fornitori di OGM hanno avuto l’immunità legale di fronte al danno che causano alla popolazione statunitense. I tribunali federali non hanno nessun potere per fermare la sua diffusione, uso o vendita. L’unico altro gruppo USA che gode di questa sconcertante immunità legale sono i fabbricanti di vaccini farmaceutici. Il guerriero Premio Nobel per la Pace, associato a Monsanto e altre multinazionali del settore, concede nel suo paese l’immunità legale alla guerra chimica contro la natura e promuove un’ aggressione analoga contro il Sudamerica.

FONTE: REBELION

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