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giovedì 16 gennaio 2014

NEI PROSSIMI DECENNI LE TEMPERATURE GLOBALI CONTINUERANNO A SALIRE.

Lo studio sembra anche risolvere uno dei più grandi enigmi della climatologia, la sensibilità del clima all'aumento della formazione di nubi
Le temperature medie globali aumenteranno di almeno 4 °C entro il 2100 e potenzialmente più di 8 °C nel 2200 se le emissioni di anidride carbonica non saranno ridotte, secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Gli scienziati che hanno condotto la recente ricerca hanno scoperto che il clima globale è più sensibile alla CO2 rispetto alla maggior parte delle stime precedenti.

Lo studio sembra anche risolvere uno dei più grandi enigmi della climatologia, la sensibilità del clima all’aumento della formazione di nubi causate dall’aumento della temperatura globale, e se queste avranno un effetto positivo o negativo sul riscaldamento globale.
“La nostra ricerca ha dimostrato che i modelli climatici attuali che tentano di predire la risposta al raddoppio dell’anidride carbonica presente in atmosfera rispetto all’era preindustriale non riproducono i corretti processi che portano alla formazione di nuvole”, ha detto l’autore, il prof. Steven Sherwood dell’Università del Nuovo Galles del Sud.
“Quando i processi vengono corretti nei modelli, il livello di sensibilità climatica è molto più alto. In precedenza, le stime della sensibilità della temperatura globale al raddoppio di anidride carbonica variava da 1,5 °C a 5 °C. La nostra nuova ricerca rimuove l’estremità inferiore nelle stime di sensibilità climatica, il che significa che la temperatura media globale aumenterà da 3 °C a 5 °C con il raddoppio di anidride carbonica”.
La chiave di questa stima molto più alta del limite inferiore della forchetta può essere trovata in osservazioni sperimentali del ruolo del vapore acqueo nella formazione delle nuvole.
Le osservazioni mostrano che quando il vapore acqueo entra nell’atmosfera attraverso l’evaporazione, esso può salire a 15 chilometri e formare nubi che producono forti piogge o salire solo di pochi chilometri prima di tornare in superficie senza formare nubi cariche di pioggia.
Quando questi flussi ascendenti di vapore salgono a pochi chilometri, riducono la copertura totale di nuvole perché portano più vapore lontano dalle regioni superiori in cui si formano le nubi.
Naturalmente, se ci sono soltanto flussi ascendenti di 15 km, tutto il vapore acqueo va a formare la copertura nuvolosa che poi si trasforma in pioggia.
I ricercatori hanno scoperto che tutti i modelli climatici attuali mostrano una bassa risposta della temperatura globale alla presenza di anidride carbonica, in quanto non prevedono la presenza di vapore che, pur liberandosi in atmosfera non va a formare la copertura nuvolosa caratteristica della pioggia. Invece, simulano quasi tutti il fenomeno della formazione di nubi.
A causa di questo errore di fondo dei modelli climatici, spiegano i ricercatori australiani, quando essi cercano di calcolare cosa succederebbe con un aumento della produzione di vapore d’acqua (diretta conseguenza di un aumento della temperatura globale), essi giungono alla conclusione che più vapore significa più nubi, e di conseguenza ci sarà una maggiore riflessione della luce solare. Questo riduce la radiazione che raggiunge il suolo e riduce (nei modelli) la sensibilità dell’atmosfera all’aumento di anidride carbonica in atmosfera.
Tuttavia, le osservazioni del mondo reale, dicono i ricercatori, mostrano che questo comportamento è sbagliato.
Il risultato è che quando i processi del vapore acqueo vengono rappresentati correttamente, la sensibilità del clima ad un raddoppio di anidride carbonica – che si verificherà nei prossimi 50 anni – porta i ricercatori ad aspettarsi un aumento di temperatura di almeno 4 °C entro il 2100, con tutte le conseguenze che questo avrà.
“Gli scettici amano criticare i modelli climatici, che secondo loro predicono cose sbagliate, e sono i primi ad ammettere che non sono perfetti, ma quello che stiamo scoprendo è che gli errori sono per difetto,” ha dichiarato il prof. Sherwood.
“Un aumento della temperatura media globale di questa portata avrà un profondo impatto sul mondo e sulle economie di molti paesi, se non cominciamo con urgenza a frenare le nostre emissioni”, ha concluso.

FONTE